
La situazione politica è sempre più incerta e il siluramento di Berlusconi è sempre più vicino. Si parla di governo tecnico e di elezioni, ma rigorosamente non prima di marzo. Andiamo a vedere perché.
Innanzitutto, è pratica consolidata dal ’94 in poi votare tra marzo e giugno e mai nei mesi invernali: una campagna elettorale nel gelo è proibitiva, tra feste e condizioni climatiche raccoglierebbe poche persone nelle piazze e c’è il rischio che l’astensionismo salga alle stelle. In secondo luogo, in primavera ci sono le amministrative e un election day è un evento che fa sempre risparmiare un po’ di denaro.
Ma andiamo a vedere le procedure e i tempi tecnici.
Se tutto prosegue come sembra, Berlusconi potrebbe dimettersi entro due settimane: lunedì i finiani ritireranno la delegazione di governo, giovedì si vota la Finanziaria e poi ci sarà la mozione di sfiducia, se il Cavaliere non se n’è già andato da sé.
Da quando il Presidente del Consiglio sale al Colle per rassegnare le dimissioni, la palla passa al Capo dello Stato. Napolitano può accettarle oppure può rimandarlo alle Camere per verificare se la maggioranza c’è ancora. La seconda è un ipotesi difficile visto che nello scenario che stiamo tracciando il premier si è dimesso proprio a causa di una mozione di sfiducia, sarebbe quindi un passo inutile farlo tornare al Parlamento.
Accettate le dimissioni, il Presidente della Repubblica consulta tutti i gruppi parlamentari, gli ex capi di Stato e, infine, i presidenti delle Camere, il cui parere non è ovviamente vincolante ma politicamente pesante.
A questo punto, preso atto della reale situazioni fuori dalle chiacchiere, Napolitano ha più vie:
- formare un nuovo governo presieduto dal premier uscente, con l’entrata di nuovi membri che garantirebbero la maggioranza (UDC);
- designare un nuovo Capo del Governo (Tremonti) con la stessa maggioranza o allargata (sempre con l’UDC);
- assegnare a un politico autorevole e, per quanto possibile, super partes (forse Pisanu) un mandato esplorativo per chiarire ulteriormente la situazione;
- formare un nuovo esecutivo con una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne nel 2008 e con un nuovo premier: il cosiddetto governo tecnico, a guidarlo potrebbe essere ancora Pisanu;
- sciogliere le Camere e indire nuove elezioni se questo è il volere della maggior parte dei gruppi parlamentari.
Le consultazioni possono durare da 2 settimane a un mese, si arriva anche a due mesi se si sceglie la via del mandato esplorativo. Onestamente, stare due mesi in empasse non conviene né al paese né ai gruppi politici.
In caso di elezioni, la Costituzione prevede che non abbiamo luogo oltre 70 giorni dalla fine della vecchia legislatura, un decreto, invece, stabilisce che non possono avvenire entro 45 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello scioglimento delle Camere. Quindi, tra i 45 e i 70 giorni dalla decisione definitiva.
A mio avviso, l’ipotesi più probabile, visti anche il particolare periodo dell’anno, è questa: Berlusconi si dimetterà nella settimana tra il 22 e il 30 novembre, le consultazioni dureranno un paio di settimane (massimo fino al 19 dicembre) risulterà la volontà di un governo tecnico quasi trasversale (FLI-UDC-PD e forse IDV). Il governo tecnico avrà un mandato a tempo: non i tre anni che mancano, bensì un paio di mesi, per arrivare fino a febbraio. In questo periodo si cercherà di cambiare la legge elettorale e compiere altre riforme condivise. Poi, a febbraio, le Camere verranno definitivamente sciolte e si andrà al voto, presumibilmente il 27 marzo.
[Fonte: La Stampa]
